L’alleanza tra Yoaz Hendel, Yaron Zelekha ed Einat Wilf vuole rompere i blocchi
In vista delle elezioni parlamentari israeliane del 27 ottobre, FokusIsrael.ch ti presenta le principali figure politiche dello Stato ebraico. Questa settimana sono i leader della nuova alleanza tra i partiti «I riservisti», «Nuovo Partito Economico» e «Forza»: Yoaz Hendel, Yaron Zelekha ed Einat Wilf.
Di Jan Kapusnak
Quella che all’inizio sembrava solo l’ennesima alleanza dell’ultimo minuto, ora è diventata un fattore rilevante per le elezioni. Diversi sondaggi recenti prevedono che la nuova alleanza a tre superi la soglia del 3,25% dei voti e conquisti quattro seggi alle elezioni per il Parlamento israeliano (Knesset). Il tutto con tre partner che puntano su temi diversi.
Yoaz Hendel: l’indipendente di destra con tanti partiti
Yoaz Hendel proviene dalla destra nazionalista israeliana. Nato nel 1975 e cresciuto a Elkana, in Samaria, ha prestato servizio nell’unità di commando della Marina Shayetet 13, in seguito ha comandato la riserva e ha conseguito un dottorato in storia militare. Ha lavorato come giornalista e ha diretto l’Istituto per le strategie sioniste prima di entrare in politica. Hendel ha lavorato per Benjamin Netanyahu e dal 2011 al 2012 ha guidato la Direzione nazionale dell’informazione presso l’ufficio del Primo Ministro. Nel 2019 Hendel è entrato alla Knesset come membro dell’alleanza «Blu-Bianco». Nel 2020 si è separato dal gruppo per fondare il proprio partito, «Derech Eretz», per poi unirsi nel 2021 al partito «New Hope» di Gideon Sa’ar. Hendel è stato due volte ministro delle Comunicazioni, la prima volta nel 2020 e poi di nuovo dal 2021 al 2022.
Il susseguirsi serrato dei suoi cambi di partito nasconde un’identità politica relativamente coerente. Hendel è orientato alla sicurezza e, nelle condizioni attuali, è contrario a uno Stato palestinese. Rifiuta anche il modo in cui in passato si formavano le coalizioni di governo: concedendo deroghe, finanziamenti e altre concessioni ai partiti religiosi – in cambio del loro sostegno al governo.
Il servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi come richiesta centrale
Dopo il 7 ottobre, questo credo è diventato il fondamento del suo nuovo partito. Hendel è tornato al servizio di riserva e ha fatto del servizio militare obbligatorio una delle sue richieste principali. Sostiene che la vecchia normativa, secondo cui una percentuale sempre più esigua della popolazione si fa carico dell’onere militare mentre ampi gruppi godono di esenzioni, non è più sostenibile.
Questo lo mette in rotta di collisione con Netanyahu, che dipende dai partiti haredim (ultraortodossi). Hendel dice che non darà il suo voto a nessuna coalizione che continui a esentare gli ultraortodossi dal servizio militare. Allo stesso tempo, rifiuta anche un governo che dipenda dai partiti arabi. La sua formula preferita è «un ampio governo sionista», basato sui grandi partiti ebraici.
Yaron Zelekha: l’attenzione sul costo della vita e su una maggiore concorrenza
Yaron Zelekha, partner di Hendel nell’alleanza, entra a far parte della coalizione da una prospettiva completamente diversa. Nato nel 1970, ha studiato economia e contabilità, negli anni ’90 ha guidato il team economico nell’ufficio di Netanyahu e dal 2003 al 2007 è stato il ragioniere generale di Israele. In seguito è diventato docente all’Ono Academic College e un importante commentatore economico.
Il messaggio politico di Zelekha è semplice: gli israeliani pagano troppo perché troppi mercati sono dominati da monopoli, cartelli, importatori esclusivi e altre concentrazioni di potere. Si batte per una maggiore concorrenza, meno barriere alle importazioni e tasse più basse, e si presenta come difensore dei consumatori e delle piccole imprese.
Zelekha ha fondato il «Nuovo Partito Economico» prima delle elezioni del 2021 e si è candidato di nuovo nel 2022, ma in entrambe le occasioni non ha raggiunto la soglia del 3,25% dei voti necessaria per entrare nella Knesset. Ciononostante, è rimasto sulla cresta dell’onda nel dibattito pubblico, soprattutto su temi come l’inflazione, la questione abitativa e il costo della vita.
La sua alleanza con Hendel è quindi più una divisione dei compiti che una fusione ideologica. Hendel porta nell’alleanza un profilo incentrato sulla sicurezza, i riservisti e la battaglia per il servizio militare obbligatorio. Zelekha propone un programma economico rivolto agli elettori frustrati dai prezzi alti e dai monopoli di mercato.
Einat Wilf: la voce sionista più influente all’estero
La terza persona della lista aggiunge una nuova dimensione alla coalizione: Einat Wilf è stata membro della Knesset dal 2010 al 2013, prima con il Partito Laburista e poi con il gruppo Indipendente di Ehud Barak. Ha presieduto la commissione per l’istruzione, ha fatto parte delle commissioni per gli affari esteri e per la difesa e in precedenza aveva lavorato come consulente per la politica estera di Shimon Peres.
Ma la sua immagine pubblica è stata in gran parte plasmata, nell’ultimo decennio, dal suo impegno internazionale a favore di Israele. Già molto prima del 7 ottobre, Einat Wilf era diventata una delle voci israeliane di lingua inglese più in vista nel difendere il sionismo davanti a un pubblico straniero. Attraverso libri, conferenze, interventi nelle università, interviste e dibattiti, non si è limitata a difendere determinate politiche israeliane, ma ha anche sottolineato la legittimità fondamentale dell’autodeterminazione nazionale ebraica.
Questo è fondamentale per la sua visione del mondo. Wilf sostiene che il problema internazionale di Israele non si possa risolvere semplicemente con una migliore comunicazione. Secondo lei, gran parte delle campagne anti-israeliane è diretta contro il sionismo in sé e per sé e richiede quindi anche una risposta ideologica di fondo. I libri di Wilf, come *Winning the War of Words* e *We Should All Be Zionists*, nascono proprio da questo impegno nel trasmettere l’argomentazione israeliana e sionista a un pubblico scettico.
Critica di spicco dell’UNRWA
Einat Wilf è forse più nota per il suo lavoro sulla questione dei rifugiati palestinesi. Insieme ad Adi Schwartz ha scritto *The War of Return* e ha sostenuto che la richiesta di un «diritto al ritorno» per milioni di discendenti dei rifugiati palestinesi sia incompatibile con un vero accordo a due Stati. Secondo lei, per arrivare alla pace i palestinesi devono prima accettare che Israele rimanga lo Stato nazionale del popolo ebraico. Questa posizione l’ha resa anche una critica di lunga data dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA).
Nessuna eccezione per gli ultraortodossi – o la revoca dei loro diritti civili
Dopo il 7 ottobre, Wilf è tornata ufficialmente sulla scena politica fondando il partito «Oz» («Forza»), registrato ufficialmente come «Oz for Equality in Service», che quindi sostiene l’uguaglianza di tutti i cittadini e rifiuta le deroghe a favore degli ebrei ultraortodossi. A FokusIsrael.ch, Einat Wilf ha dichiarato nel 2025: «Se gli ultraortodossi non vogliono prestare servizio militare, allora non dovrebbero avere né il diritto di voto né altri diritti come gli altri cittadini dello Stato.»
In generale, il partito di Wilf unisce la richiesta di pace, basata sull’accettazione del sionismo da parte araba e palestinese, al servizio militare o civile universale, una separazione più netta tra religione e Stato, una maggiore rappresentanza delle donne nelle alte cariche pubbliche e una «sovranità ebraica autonoma» al posto di una «mentalità da esilio».
Dal fare da soli alla collaborazione
All’inizio Einat Wilf aveva intenzione di candidarsi alla Knesset solo con «Oz». Ma quando si è avvicinato il termine per la presentazione delle liste elettorali, ha annunciato che avrebbe cercato un’alleanza in grado di dare peso parlamentare alle sue idee. In seguito ha spiegato che i «Riservisti» di Hendel e il «Nuovo Partito Economico» di Zelekha erano gli unici partner che per lei potevano andare bene. Da un lato, perché condivide le loro posizioni sul servizio militare obbligatorio per tutti e sul costo della vita troppo alto. D’altra parte, perché in un’alleanza del genere avrebbe potuto continuare a concentrarsi sulla «guerra cognitiva» per il diritto all’esistenza di Israele.
L’evoluzione politica di Einat Wilf è quindi più complessa di un semplice passaggio dalla sinistra alla destra. Wilf continua a considerare la pace un obiettivo legittimo, ma sostiene che i compromessi territoriali non possano avere successo senza che i palestinesi accettino la sovranità ebraica. Il 7 ottobre l’ha rafforzata in questa convinzione. Da quel massacro, ha intensificato la sua difesa internazionale di Israele e descrive sempre più spesso la lotta di Israele come una battaglia sia militare che ideologica.
Nessuna adesione a nessuno dei blocchi esistenti
Hendel, Zelekha e Wilf non sono uniti da un’ideologia globale. Ciò che li accomuna è la convinzione che lo Stato debba esigere maggiore responsabilità dai propri cittadini e, allo stesso tempo, proteggerli da interessi politici ed economici ormai radicati. La posizione dei tre partner dell’Alleanza nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu si distingue volutamente da quella dell’attuale coalizione di governo e dell’opposizione.
Hendel critica Netanyahu, sostenendo che sia responsabile del fallimento del 7 ottobre e che dovrebbe dimettersi. Dice però che potrebbe partecipare a un «governo sionista di ampio respiro» con Netanyahu e il Likud, a patto che non dipenda dai partiti haredim.
Anche Zelekha dice che non boicotta Netanyahu e che è pronto a entrare in un governo guidato da lui, se questo accettasse le richieste del suo partito: servizio civile obbligatorio, un costo della vita più basso e riforme a favore dell’economia.
Anche Wilf ha criticato duramente Netanyahu e i suoi governi in passato. Vede questa nuova alleanza come un’occasione per porre fine alla «tossica» contrapposizione tra la precedente coalizione di governo da un lato e l’opposizione dall’altro.
Se avrà successo: un’influenza decisiva sulla formazione del governo
Se l’alleanza tra «Riservisti», «Nuovo Partito Economico» e «Forza», come prevedono gli ultimi sondaggi elettorali, dovesse conquistare quattro seggi alle elezioni per la Knesset, allora il desiderio di Wilf potrebbe avverarsi. Infatti, in un parlamento che si preannuncia fortemente frammentato, l’alleanza potrebbe esercitare un’influenza notevole sulla composizione e sulle priorità del prossimo governo anche con pochi seggi. Ma per farlo, deve prima trasformare tre percorsi politici molto diversi in un numero sufficiente di voti comuni per superare con successo il giorno delle elezioni.
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Jan Kapusnak è un analista politico e autore. Vive a Tel Aviv.
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