La nazione più solitaria
Di Frank A. Meyer
Lo Stato di Israele è quindi «un problema comune dell’umanità». È così che la vede Hakan Fidan, ministro degli Esteri della Turchia. È così che la vedono gli antisemiti, dall’estrema destra all’estrema sinistra: gli ebrei e la loro nazione sono un problema per l’umanità.
Ma nella storia – cioè proprio poco fa – non eravamo già arrivati a quel punto: l’ebreo come nemico dell’umanità?
Sulla «Neue Zürcher Zeitung», Martin Meyer va dritto al punto sull’antisemitismo, che oggi è tornato di moda: «Nega allo Stato ebraico lo status di appartenenza al genere umano e lo equipara così a un’ulcera altrettanto malvagia e indegna, che potrebbe quindi essere sterminata senza troppi scrupoli.»
Israele – l’ebreo tra le nazioni.
Ma Israele sta combattendo. Per la sua stessa esistenza. E contro un mondo che vorrebbe che finalmente calasse la tregua in questa guerra, che proprio in questo momento infuria nella zona di dispiegamento libanese di Hezbollah e nella Striscia di Gaza di Hamas. È la guerra contro l’Iran, che ha fissato la distruzione di Israele come obiettivo primario dello Stato.
Sia Hezbollah in Libano che Hamas in Palestina sono gruppi terroristici del regime canaglia di Teheran, costantemente impegnati in missioni omicide per conto dello Stato dei mullah, che non ha nemmeno un confine comune con Israele.
Israele è in guerra sin dalla sua fondazione. La sua esistenza dipende dal fatto di continuare a vincere. Riusciamo a immaginare la Svizzera, mese dopo mese e anno dopo anno, nel pieno del tumulto della guerra? C’è forse qualche nazione europea in grado di immaginare una lotta per la sopravvivenza che dura ormai da quasi ottant’anni?
Israele – la nazione più sola del mondo.
Cos’altro è lo Stato ebraico, circondato dai nemici, se non la civiltà occidentale: uno Stato di diritto democratico – una cultura della libertà, proprio come la viviamo e la coltiviamo noi svizzeri ed europei?
Da generazioni bersagliato da insulti, minacce e attacchi, Israele difende i valori occidentali: in politica, nella vita quotidiana dei cittadini – e, poiché non c’è altra scelta, anche sul piano militare, di volta in volta. Finora non è mai stato altrimenti.
Israele: la democrazia indomita.
Oh sì, c’è questo e quello da criticare: dai caffè all’aperto di Zurigo o Berlino, la tribuna d’onore degli arbitri occidentali in questa partita della politica mondiale che non potrebbe essere più schifosa. È su questo che si scagliano – gustandosi un matcha latte o un flat white – gli antisemiti malcelati, prima e dopo le loro manifestazioni di solidarietà per Hezbollah e Hamas. Il loro grido è inequivocabile:
«Dal fiume al mare.»
L’esercito israeliano combatte per l’esistenza della nazione ebraica. Combatte in modo irreprensibile? Combatte anche in modo crudele. E questo va denunciato. E anche condannato. Da chi? Da chi è costretto a combattere questa guerra – sin dalla fondazione della propria patria.
Da parte dei cittadini di Israele.
Questo articolo è apparso sul SonntagsBlick del 12 luglio e viene pubblicato con il permesso dell’autore.
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