Elezioni alla Knesset: senza i partiti arabi non ci sarà alcun cambio di governo
A dieci giorni dalle elezioni per il Parlamento israeliano del 27 ottobre, quasi tutti i sondaggi indicano una situazione di stallo: né l’attuale coalizione di governo del primo ministro Benjamin Netanyahu né il blocco dell’opposizione raggiungono la maggioranza necessaria di 61 seggi su un totale di 120 alla Knesset. Se l’opposizione vuole sostituire il governo di Netanyahu, probabilmente dovrà contare sulla partecipazione o almeno sul sostegno dei partiti arabi.
Di Sacha Wigdorovits
In quattro dei cinque sondaggi fatti il 15 e il 16 ottobre, nessuno dei due blocchi politici raggiunge la maggioranza necessaria di 61 seggi. Solo il sondaggio dell’emittente televisiva Channel 14, i cui risultati sono solitamente molto più favorevoli al primo ministro Benjamin Netanyahu, vede l’attuale coalizione di governo a quota 61 seggi.
Gadi Eisenkot è in leggero vantaggio su Benjamin Netanyahu
I quattro sondaggi rimanenti mostrano una situazione di stallo: il blocco di governo, composto dal Likud di Netanyahu, da due partiti nazionalisti di destra e da due partiti ultraortodossi, e il blocco sionista dell’opposizione, con tre partiti e un’alleanza tra due partiti, raggiungono in media circa 50-51 seggi ciascuno. Entrambi gli schieramenti sono quindi ben lontani dalla maggioranza necessaria.
Nella maggior parte dei sondaggi, il partito Yashar dell’ex capo di Stato Maggiore israeliano Gadi Eisenkot è leggermente in vantaggio sul Likud di Netanyahu, oppure i due partiti sono alla pari. Secondo questi dati, Yashar ottiene in media 21,8 seggi, il Likud 21,0. Se non si tiene conto del sondaggio di Channel 14, tradizionalmente favorevole a Netanyahu, Yashar arriva in media a 22,25 seggi e il Likud a 19.
Con undici o dodici seggi, secondo questi sondaggi, la coalizione Beyachad («Insieme»), guidata dagli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid, sarebbe la terza forza politica nel nuovo Parlamento. Fa parte dello schieramento dell’opposizione.
Da quattro a nove seggi per i partiti non affiliati a coalizioni
Non è ancora chiaro se il partito Amcha Israel dell’ex generale Ofer Winter riuscirà a superare la soglia del 3,25% dei voti necessaria per entrare nella Knesset. A seconda del sondaggio, otterrebbe quattro seggi oppure non supererebbe la soglia di sbarramento. Winter non si può chiaramente attribuire a nessuno dei due grandi blocchi politici.
Lo stesso vale per l’alleanza di recente costituzione formata dai partiti “I Riservisti”, “Nuovo Partito Economico” e “Oz”, guidata da Yoaz Hendel, Yaron Zelekha ed Einat Wilf. Anche questa alleanza non fa parte né del blocco di governo né di quello dell’opposizione. Il suo ingresso alla Knesset sembra probabile, stando ai sondaggi analizzati: tutte e cinque le indagini prevedono che ottenga almeno quattro seggi.
Partiti arabi con 13-15 seggi
I partiti arabi potrebbero avere un ruolo decisivo nella futura formazione del governo. Tre di loro si sono uniti in una lista comune, mentre Ra’am, guidato da Mansour Abbas, si presenta da solo. Nei cinque sondaggi più recenti, la Lista Unita ottiene da otto a nove seggi, mentre Ra’am da cinque a sei.
Insieme, i partiti arabi arriverebbero così a un totale di 13-15 seggi. Il loro sostegno potrebbe aiutare il fronte dell’opposizione a ottenere la maggioranza in Parlamento. Già nel 2021, con Ra’am, un partito arabo indipendente ha fatto parte per la prima volta di una coalizione di governo israeliana.
Finora i principali esponenti dell’opposizione, ad eccezione di Yair Golan, il leader dei Democratici, hanno escluso la possibilità che un partito arabo entri nuovamente a far parte del governo. Resta però da vedere se manterranno questa posizione in caso di un risultato elettorale senza una maggioranza chiara.
Sostegno dei partiti arabi o nuove elezioni
La candidatura di Yoav Segalovitz al secondo posto nella lista di Ra’am crea una situazione particolare. Se il partito dovesse ottenere almeno cinque seggi, come previsto, il suo ingresso alla Knesset sarebbe assicurato.
Segalovitz ha un dottorato in giurisprudenza, è ebreo e sionista. Come alto ufficiale di polizia, si è impegnato nella lotta alla criminalità nelle comunità arabe e per questo gode di buona reputazione anche tra gli arabi israeliani. La sua inclusione in un governo dell’attuale opposizione sarebbe politicamente più facile da giustificare per quest’ultima rispetto a una coalizione formale con Ra’am, ma dovrebbe comunque portare a un sostegno da parte del partito arabo.
È ipotizzabile che l’opposizione formi un governo anche senza la partecipazione formale dei partiti arabi. Il presupposto, però, sarebbe che questi ultimi siano disposti a sostenere in Knesset un governo di minoranza formato dagli attuali partiti dell’opposizione.
Non si sa ancora come si configureranno effettivamente i rapporti di maggioranza nel Parlamento israeliano, fortemente frammentato, dopo il 27 ottobre 2026. I sondaggi attuali suggeriscono però che un cambio di governo non sarà possibile senza il sostegno dei partiti arabi. Se non si riuscirà a formare un governo in grado di ottenere la maggioranza, Israele si troverà presto a dover affrontare nuove elezioni.
Sacha Wigdorovits è presidente dell’associazione Fokus Israel und Nahost, che gestisce il sito web fokusisrael.ch. Ha studiato storia, tedesco e psicologia sociale all’Università di Zurigo e ha lavorato come corrispondente dagli Stati Uniti per la SonntagsZeitung, è stato caporedattore di BLICK e cofondatore del giornale per pendolari 20minuten.
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