Un ebreo rimane ebreo – anche se prende le distanze da Israele
Che sia negli Stati Uniti, in Germania o in Svizzera: ovunque ci sono ebrei che prendono le distanze dal sionismo e si schierano a difesa di chi vuole distruggere Israele. Ma questo non li salverà. È quello che ci insegna la storia.
Di Sacha Wigdorovits
Max Naumann, nato nel 1875, era un avvocato ebreo di Berlino. Durante la Prima guerra mondiale aveva prestato servizio come capitano nell’esercito tedesco ed era stato insignito dell’ordine al merito «Croce di Ferro». Nel 1921 fondò l’«Associazione degli ebrei nazionali tedeschi», che un anno dopo iniziò a pubblicare una rivista con lo stesso nome.
Sostegno ad Adolf Hitler – Lotta al sionismo
Dopo che Adolf Hitler e i nazisti presero il potere nel 1933, Naumann disse: «Noi ebrei tedeschi avremmo considerato una sventura nazionale per la Germania […] se Hitler non avesse preso in mano le sorti del popolo tedesco».
Naumann distingueva gli «ebrei tedeschi» dagli «ebrei stranieri». Tra gli «ebrei stranieri» includeva soprattutto i sionisti, che volevano fondare un proprio Stato ebraico. «I sionisti e i nazionalisti ebrei sono per noi degli estranei, proprio come lo sono per qualsiasi altro tedesco», spiegò Naumann nel 1921. Certo, tra i sionisti c’erano «molte persone davvero oneste e sincere», continuò a scrivere. «Ma questa consapevolezza non ci esonera dal dovere di combatterli, se vogliono turbare i nostri ambienti tedeschi.»
Gli «eredi» di Naumann festeggiano la loro rinascita
Poco più di 100 anni dopo, Max Naumann ha trovato dei successori «degni». A differenza di lui, la stragrande maggioranza di loro si colloca politicamente a sinistra. Ma, proprio come faceva lui all’epoca, prendono le distanze dal sionismo e quindi dal diritto all’esistenza dello Stato ebraico di Israele.
Di recente, la sezione svizzera della «Voce ebraica per la democrazia e la giustizia in Israele/Palestina» (JVJP) ha accusato Israele, nella sua newsletter, di aver condotto una «guerra totale» a Gaza. In questo modo, questa organizzazione ebraica ha utilizzato un termine strettamente legato al discorso del 1943 del ministro della Propaganda del Reich tedesco Joseph Goebbels, intitolato «Volete la guerra totale?». Che gli autori Rochelle Allebes e Guy Bollag non ne fossero a conoscenza o che si siano consapevolmente schierati dalla parte di uno dei più grandi criminali di guerra nazisti, è irrilevante. Il fatto resta: è ripugnante.
Non era molto migliore la critica che, un anno prima, l’organizzazione Gescher – anch’essa ebraica – aveva rivolto al governo del Cantone di Zurigo. Quest’ultimo si era rifiutato di accogliere bambini provenienti da Gaza, ciascuno accompagnato da tre o quattro accompagnatori, perché lo considerava un rischio per la sicurezza della popolazione ebraica del Cantone di Zurigo. Il governo zurighese si è sentito dire da Gescher che ciò dimostrava un «atteggiamento pieno di sfumature razziste». In altre parole: voler proteggere gli ebrei è razzista!
Da New York a Zurigo fino a Berlino, gli ebrei fraternizzano con gli antisemiti
Posizioni come quelle di JVJP e Gescher, pur non essendo molto diffuse tra gli ebrei, sono comunque presenti ovunque in Occidente. Ad esempio, il sindaco di New York Zohran Mamdani, noto per essere antisemita e ostile a Israele, è stato eletto nel novembre 2025 anche grazie a molti voti ebraici. E tra i sostenitori degli attivisti radicali filopalestinesi nelle università americane si sono aggiunti, di volta in volta, anche singoli gruppi ebraici.
Anche in Svizzera è successo lo stesso. Ad esempio alla Scuola superiore delle arti di Zurigo (ZHdK), dove il collettivo ebraico «Doykait» si è schierato dalla parte degli attivisti filopalestinesi. Senza che la direzione dell’università intervenga, da quando Hamas ha compiuto il massacro del 7 ottobre 2023, questi possono portare avanti la loro propaganda anti-israeliana e antisemita e tormentare i loro compagni di studi ebrei.
Anche in Germania ci sono ebrei che fraternizzano con antisionisti e antisemiti. Quando qualche settimana fa il partito «Die Linke» ha vinto le elezioni a Berlino, è stato poi difeso da 150 «ebrei e ebree di diversi ambienti» in una lettera contro l’accusa di antisemitismo. E questo nonostante alla festa per la vittoria elettorale fossero stati avvistati simpatizzanti di organizzazioni terroristiche palestinesi, ci sono numerose prove di dichiarazioni anti-israeliane e antisemite da parte di esponenti del partito e lo stesso partito continua a sostenere l’accusa, ormai smentita da tempo, secondo cui Israele avrebbe commesso un genocidio a Gaza.
Ignoranza, ingenuità, conformismo, politica, odio verso se stessi
Ci sono diversi motivi per cui una minoranza di ebrei prende pubblicamente le distanze da Israele e si schiera a difesa degli antisemiti o addirittura li sostiene. Per alcuni potrebbero entrare in gioco l’ignoranza e l’ingenuità; cioè non hanno né idea della storia né degli avvenimenti attuali, oppure li interpretano con ingenuità. Per altri, invece, potrebbe essere determinante un bisogno smisurato di assimilazione, per non dare fastidio in un ambiente che oggi è in gran parte ostile agli ebrei e a Israele. Altri ancora prendono le distanze dal sionismo e da Israele per motivi politici – proprio come fece a suo tempo Max Naumann. E un quarto gruppo di ebrei si allontana da Israele per odio verso se stessi, vedendolo come l’incarnazione stessa dell’ebraismo.
Motivi diversi, ma lo stesso risultato
Qualunque siano le ragioni, il risultato sarà lo stesso: se ne avranno la possibilità, gli islamisti e gli altri antisemiti perseguiteranno questi «ebrei perbene» proprio come tutti gli altri. Anche Max Naumann ha dovuto fare questa esperienza: è stato arrestato dalla Gestapo nel 1935 e da allora non ha più potuto esercitare la professione di avvocato fino alla sua morte, avvenuta nel 1939. Qualcosa di simile era successo 450 anni prima agli ebrei spagnoli: la loro conversione (per lo più forzata) al cattolicesimo non salvò la maggior parte di loro dalla persecuzione dell’Inquisizione.
Il mio messaggio, per quanto spiacevole, a tutti gli «antisionisti» ebrei che denunciano Israele è quindi questo: «Alla fine, la vostra solidarietà con i nostri nemici non vi servirà a nulla».
Quindi seguite il mio consiglio e date un’occhiata ai libri!
Un buon punto di partenza potrebbe essere, ad esempio, il quinto libro di Mosè (Deuteronomio 20, 1-4): «Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e un popolo più numeroso di te, non aver paura di loro.»
Sacha Wigdorovits è presidente dell’associazione Fokus Israel und Nahost, che gestisce il sito web fokusisrael.ch. Ha studiato storia, tedesco e psicologia sociale all’Università di Zurigo e ha lavorato come corrispondente dagli Stati Uniti per la SonntagsZeitung, è stato caporedattore di BLICK e cofondatore del giornale per pendolari 20minuten.
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