{"id":7699,"date":"2026-02-12T19:14:53","date_gmt":"2026-02-12T18:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/fokusisrael.ch\/senza-categoria\/i-legami-economici-tra-il-mondo-arabo-e-israele\/"},"modified":"2026-02-12T19:15:33","modified_gmt":"2026-02-12T18:15:33","slug":"i-legami-economici-tra-il-mondo-arabo-e-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/notizie\/i-legami-economici-tra-il-mondo-arabo-e-israele\/","title":{"rendered":"I legami economici tra il mondo arabo e Israele"},"content":{"rendered":"\n<p>Da Mohamed Diwan<\/p>\n\n<p>Per comprendere le dinamiche delle relazioni economiche arabo-israeliane, bisogna prima capire la portata del successo di Israele. Israele, un paese di meno di dieci milioni di persone, privo di risorse naturali, situato in un ambiente geografico ostile e gravato da continue minacce alla sicurezza, ha costruito una delle economie pi\u00f9 dinamiche del mondo. Il reddito pro capite di Israele supera quello di molti paesi europei; il paese ha la pi\u00f9 alta densit\u00e0 di start-up al mondo e investe una percentuale del PIL in ricerca e sviluppo superiore a qualsiasi altra nazione.  <\/p>\n\n<p>Dan Senor e Saul Singer hanno analizzato i fattori che hanno reso possibile questa ascesa nella loro influente opera <em>&#8220;Start-up Nation&#8221;<\/em>. Il servizio militare obbligatorio non solo crea una rete, ma promuove anche una cultura di gerarchie piatte e di improvvisazione, la cosiddetta <em>chutzpah<\/em>,<a href=\"applewebdata:\/\/4353048D-7A00-4ABC-949A-FD7F0B8CB51A#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> che \u00e8 diventata proverbiale nella cultura imprenditoriale israeliana. La massiccia immigrazione di scienziati e ingegneri altamente qualificati dall&#8217;ex Unione Sovietica negli anni &#8217;90 ha dato una spinta senza precedenti al capitale umano. Le universit\u00e0 israeliane &#8211; il Technion, la Hebrew University, il Weizmann Institute &#8211; sono tra gli istituti di ricerca pi\u00f9 produttivi al mondo.   <\/p>\n\n<p>Tuttavia, un punto che lo storico Bernard Lewis ha evidenziato nella sua analisi comparativa delle civilt\u00e0 mediorientali \u00e8 fondamentale: Il successo di Israele non si basa sulle risorse materiali, ma sulle strutture istituzionali. Lo stato di diritto, la protezione della propriet\u00e0, la libert\u00e0 accademica, una magistratura indipendente, la responsabilit\u00e0 democratica e una cultura del dissenso intellettuale sono tutti prerequisiti per una crescita economica sostenibile. Prerequisiti che Israele ha costruito in una regione in cui sono largamente assenti.  <\/p>\n\n<p>Israele ha stabilito degli standard nel campo dell&#8217;alta tecnologia che sono riconosciuti a livello mondiale. Le aziende israeliane dominano settori come la sicurezza informatica, la tecnologia agricola, la tecnologia medica e la desalinizzazione dell&#8217;acqua.   <\/p>\n\n<p>La tecnologia di irrigazione a goccia sviluppata in Israele ha rivoluzionato l&#8217;agricoltura mondiale. Le aziende israeliane che si occupano di sicurezza informatica proteggono le infrastrutture digitali di governi e aziende di tutto il mondo. E la capacit\u00e0 di Israele di coltivare nel deserto del Negev \u00e8 a dir poco un miracolo tecnologico che non \u00e8 sfuggito ai suoi vicini del mondo arabo, che vivono in condizioni climatiche simili.  <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u00a0<\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La controparte araba: ricchezza senza sviluppo<\/h2>\n\n<p>Il mondo arabo incarna l&#8217;esatto contrario di Israele, come lo storico ebreo Dan Diner ha descritto vividamente nella sua importante opera <em>&#8220;Sealed Time: On Stagnation in the Islamic World&#8221;<\/em>. Diner sostiene che il mondo arabo-islamico vive in un &#8220;tempo sigillato&#8221;, uno stato di torpore culturale e istituzionale che ostacola fondamentalmente la modernizzazione economica. <\/p>\n\n<p>Anche in questo caso, le cifre parlano chiaro: gli Stati arabi hanno una popolazione complessiva di oltre 400 milioni di persone e possiedono pi\u00f9 della met\u00e0 delle riserve mondiali di petrolio. Tuttavia, secondo i rapporti sullo sviluppo umano arabo dell&#8217;UNDP, il loro PIL combinato \u00e8 appena superiore a quello di un paese europeo di medie dimensioni. L&#8217;intero mondo arabo esporta meno prodotti industriali della Finlandia. Il numero di libri tradotti in arabo ogni anno \u00e8 inferiore a quello tradotto in greco. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono trascurabili e il numero di brevetti \u00e8 marginale.    <\/p>\n\n<p>Dan Diner individua diverse cause strutturali di questa stagnazione. La sacralizzazione della lingua araba rende difficile lo sviluppo di un linguaggio scientifico moderno. L&#8217;economia rentier degli Stati petroliferi crea una &#8220;mentalit\u00e0 di allocazione&#8221; in cui la ricchezza viene distribuita piuttosto che generata, il che blocca sul nascere qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Le strutture autoritarie degli Stati arabi impediscono la distruzione creativa che, secondo Joseph Schumpeter, \u00e8 l&#8217;essenza delle dinamiche capitalistiche. Inoltre, il contratto sociale arabo-islamico, che si basa sulla lealt\u00e0 al gruppo e sulla sottomissione all&#8217;autorit\u00e0, \u00e8 fondamentalmente incompatibile con le esigenze di un&#8217;economia basata sulla conoscenza, che richiede l&#8217;iniziativa individuale, la volont\u00e0 di assumersi dei rischi e il pensiero critico, scrive Diner.    <\/p>\n\n<p>Bernard Lewis ha corroborato storicamente questa constatazione nelle sue opere <em>&#8220;What Went Wrong?&#8221;<\/em> e <em>&#8220;The Crisis of Islam&#8221;<\/em>. Secondo Lewis, il mondo arabo-islamico ha vissuto un continuo declino dalla fine della sua et\u00e0 dell&#8217;oro nel Medioevo, accelerato dal rifiuto di adattare le conquiste di altre civilt\u00e0, in particolare dell&#8217;Occidente. Mentre il Giappone, la Cina e altre societ\u00e0 asiatiche hanno adottato e trasformato le tecnologie e le istituzioni occidentali nel XIX e XX secolo, il mondo arabo ha mantenuto un atteggiamento di rifiuto, ovvero l&#8217;incapacit\u00e0 di imparare dagli altri perch\u00e9 ci\u00f2 viene interpretato come un&#8217;ammissione della propria debolezza.    <\/p>\n\n<p>Fouad Ajami, il politologo libanese, ha aggiunto una dimensione psicologica a questa analisi in &#8220;The Arab Predicament&#8221;. Secondo Ajami, il mondo arabo soffre di un dolore collettivo che deriva dallo scontro tra l&#8217;immagine di una grande civilt\u00e0 e la realt\u00e0 dell&#8217;impotenza politica e dell&#8217;arretratezza economica. Israele, che in questa narrazione funge da corpo estraneo occidentale nel mondo arabo, diventa il simbolo di questa offesa &#8211; non solo come nemico politico, ma anche come prova vivente del proprio fallimento.  <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u00a0<\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;economia dell&#8217;invidia<\/h2>\n\n<p>La dimensione psicologica della relazione arabo-israeliana \u00e8 spesso sottovalutata nella letteratura accademica, ma \u00e8 fondamentale per comprendere le interdipendenze economiche. Agli occhi degli arabi, Israele non \u00e8 semplicemente uno stato tra i tanti: \u00e8 un rimprovero permanente. Un paese che, nelle condizioni pi\u00f9 avverse che si possano immaginare, ha raggiunto proprio il tipo di sviluppo che il mondo arabo non \u00e8 riuscito a ottenere nonostante &#8211; e in parte a causa &#8211; di condizioni di partenza molto pi\u00f9 favorevoli.  <\/p>\n\n<p>Quando l&#8217;Arabia Saudita formula la sua &#8220;Vision 2030&#8221;, quando gli Emirati Arabi Uniti si posizionano come hub dell&#8217;innovazione, quando il Bahrein si concentra sulla tecnologia finanziaria, il modello non dichiarato \u00e8 sempre Israele. \u00c8 difficile non notare l&#8217;ironia: Gli Stati arabi stanno cercando di replicare esattamente lo stesso modello che il loro nemico dichiarato esemplifica. Il progetto NEOM di Mohammed bin Salman &#8211; una citt\u00e0 high-tech pianificata nel deserto saudita &#8211; non \u00e8 altro che un tentativo di creare una Tel Aviv araba senza mai ammetterlo apertamente.  <\/p>\n\n<p>Questa dinamica pu\u00f2 essere illuminata dal concetto di <em>ressentiment<\/em> del filosofo Max Scheler: un&#8217;invidia che non si trasforma in imitazione produttiva, ma in rifiuto aggressivo e che tuttavia, per cos\u00ec dire dalla porta di servizio, porta all&#8217;adozione di ci\u00f2 che viene ufficialmente disprezzato. Il mondo arabo rifiuta Israele dal punto di vista politico, ma studia tacitamente il suo modello economico, importa le sue tecnologie e utilizza le sue competenze. <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u00a0<\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Interdipendenze economiche<\/h2>\n\n<p>Le relazioni economiche tra gli Stati arabi e Israele formano una rete che non esiste ufficialmente ma che \u00e8 comunque consistente. Possono essere suddivise in diverse categorie. <\/p>\n\n<p>Gli Accordi di Abramo di<strong> <\/strong>2020<strong> <\/strong>ha segnato un punto di svolta formalizzando le relazioni, prima segrete, tra Israele e diversi Stati del Golfo e altri Stati arabi: Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan. Ma i contatti economici sono molto pi\u00f9 profondi e risalenti nel tempo. Gi\u00e0 negli anni &#8217;90, dopo gli accordi di Oslo, il Qatar e l&#8217;Oman hanno aperto missioni commerciali per Israele. Gli uomini d&#8217;affari israeliani si recavano negli Stati del Golfo sotto copertura; gli imprenditori arabi visitavano con discrezione le fiere commerciali israeliane sulla tecnologia. Anche gli imprenditori sauditi coltivano da tempo relazioni commerciali con gli uomini d&#8217;affari israeliani. Non direttamente, ovviamente, ma attraverso incontri a Londra, ad esempio, e importazioni da l\u00ec.       <\/p>\n\n<p>Nell&#8217;ambito della tecnologia di sicurezza<strong> <\/strong>i legami sono particolarmente stretti. Il software di sorveglianza israeliano &#8211; soprattutto Pegasus del gruppo NSO &#8211; \u00e8 stato utilizzato in modo comprovato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco. Le autocrazie arabe utilizzano la tecnologia israeliana per monitorare i propri cittadini.  <\/p>\n\n<p>In agricoltura e tecnologia dell&#8217;acqua<strong> <\/strong>Israele \u00e8 diventato un partner indispensabile. La Giordania, approfittando dell&#8217;accordo di pace del 1994, si rifornisce dell&#8217;esperienza israeliana nel trattamento delle acque e nella tecnologia di irrigazione. Gli Stati del Golfo, che devono affrontare le stesse sfide agricole del deserto di Israele, utilizzano le tecnologie israeliane di irrigazione a goccia e desalinizzazione, spesso acquistate tramite intermediari in Europa o in Asia per evitare il contatto diretto.  <\/p>\n\n<p>Nel settore dell&#8217;energia<strong> <\/strong>le scoperte di gas nel Mediterraneo orientale &#8211; i giacimenti Leviathan e Tamar &#8211; hanno reso Israele un potenziale esportatore di energia e creato nuove dipendenze. La Giordania e l&#8217;Egitto acquistano gi\u00e0 gas naturale israeliano, creando una dipendenza economica strutturale che difficilmente potr\u00e0 essere invertita a livello politico. L&#8217;accordo sul gas da 10 miliardi di dollari firmato tra Israele e Giordania nel 2016 simboleggia questa nuova realt\u00e0.  <\/p>\n\n<p>Nel settore della salute e<strong> <\/strong>Tecnologia medica<strong> <\/strong>Gli arabi benestanti visitano regolarmente gli ospedali israeliani. Gli ospedali Hadassah di Gerusalemme e Sheba Medical Center di Tel Hashomer trattano pazienti provenienti da tutta la regione, anche da paesi che non riconoscono ufficialmente Israele. I prodotti della tecnologia medica israeliana, dalle procedure di imaging ai robot chirurgici, arrivano negli ospedali arabi attraverso deviazioni.  <\/p>\n\n<p>Il settore finanziario<strong> <\/strong>costituisce un ulteriore collegamento. In seguito agli Accordi di Abraham, le banche israeliane ed emiratine hanno concluso accordi di cooperazione. I fondi di investimento degli Stati del Golfo stanno investendo in aziende tecnologiche israeliane, in parte direttamente e in parte attraverso veicoli internazionali. La scena delle start-up a Tel Aviv \u00e8 diventata una calamita per gli investitori arabi, superando le riserve politiche.   <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u00a0<\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tra ammirazione e repressione<\/h2>\n\n<p>La percezione araba del successo economico di Israele \u00e8 un intreccio di ammirazione, invidia, negazione e occasionale imitazione. Nei social media del mondo arabo &#8211; lo spazio meno soggetto alla censura statale &#8211; ci sono sempre pi\u00f9 voci che discutono apertamente del modello di sviluppo di Israele e che misurano i propri governi con gli standard israeliani. <\/p>\n\n<p>Intellettuali arabi come l&#8217;editorialista kuwaitiano Ahmad al-Sarraf o il giornalista saudita Turki al-Hamad si sono chiesti pubblicamente perch\u00e9 il mondo arabo, nonostante le sue risorse, non sia in grado di ottenere ci\u00f2 che Israele ha ottenuto con una frazione di queste risorse. Queste voci rimangono posizioni minoritarie, ma la loro stessa esistenza indica un cambiamento di coscienza che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere completamente soppresso. <\/p>\n\n<p>A livello governativo, l&#8217;atteggiamento \u00e8 pi\u00f9 pragmatico di quanto la retorica pubblica possa far pensare. Mohammed bin Zayed, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha riconosciuto nella sua visione strategica la necessit\u00e0 di imparare da Israele, una consapevolezza espressa formalmente negli Accordi di Abraham. Mohammed bin Salman, presidente dell&#8217;Arabia Saudita, ha instaurato una stretta cooperazione tecnologica e di sicurezza attraverso canali informali, pur non riconoscendo ufficialmente Israele. Il messaggio \u00e8 chiaro: il pragmatismo economico supera l&#8217;inimicizia ideologica, anche se non viene espresso apertamente.   <\/p>\n\n<p>Bassam Tibi, il politologo tedesco-siriano, ha sostenuto nel suo lavoro sull&#8217;Islam politico che il rifiuto islamista di Israele \u00e8 anche un rifiuto della modernit\u00e0 stessa e che il mondo arabo pu\u00f2 superare la sua arretratezza solo se \u00e8 disposto ad accettare la modernit\u00e0 in quanto tale, invece di denunciarla come una cospirazione occidentale-sionista. L&#8217;esistenza di Israele costringe il mondo arabo a confrontarsi con se stesso in un modo che preferirebbe evitare. <\/p>\n\n<p>La diagnosi di Tibi pu\u00f2 essere formulata in modo pi\u00f9 radicale di quanto non faccia lui stesso: Israele non \u00e8 il problema del mondo arabo, Israele \u00e8 il suo specchio. Le relazioni economiche &#8211; segretamente cercate, pubblicamente negate &#8211; non rivelano un conflitto tra due parti, ma piuttosto il conflitto tra il mondo arabo e la modernit\u00e0, che Tibi ha identificato come il nucleo del rifiuto islamista.   <\/p>\n\n<p>Il giorno in cui il mondo arabo non accetter\u00e0 pi\u00f9 Israele come una minaccia, ma come un punto di riferimento, non segner\u00e0 la fine del conflitto, ma la fine dell&#8217;autoinganno. E questa sarebbe la vera rivoluzione in una regione il cui ordine politico si basa sulla gestione delle illusioni collettive. <\/p>\n\n<p>Mohamed Diwan \u00e8 un analista politico arabo  <\/p>\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n<p><a href=\"applewebdata:\/\/4353048D-7A00-4ABC-949A-FD7F0B8CB51A#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Chutzpah (dall&#8217;yiddish, originariamente ebraico \u1e25u\u1e63p\u0101h) significa: impudenza, audacia, impertinenza &#8211; ma anche ammirevole audacia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Mohamed Diwan Per comprendere le dinamiche delle relazioni economiche arabo-israeliane, bisogna prima capire la portata del successo di Israele. 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