{"id":6997,"date":"2026-01-20T01:12:04","date_gmt":"2026-01-20T00:12:04","guid":{"rendered":"https:\/\/fokusisrael.ch\/senza-categoria\/miti-e-fatti-sulla-fondazione-dello-stato-di-israele\/"},"modified":"2026-01-23T16:26:45","modified_gmt":"2026-01-23T15:26:45","slug":"miti-e-fatti-sulla-fondazione-dello-stato-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/notizie\/miti-e-fatti-sulla-fondazione-dello-stato-di-israele\/","title":{"rendered":"Miti e fatti sulla fondazione dello Stato di Israele"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel dibattito politico odierno, la decisione delle Nazioni Unite che ha portato alla fondazione dello Stato di Israele viene spesso descritta come un atto post-coloniale. Questo per piet\u00e0 nei confronti dell&#8217;Olocausto degli anni precedenti. Secondo questa narrazione, le vittime erano i palestinesi, espulsi dalla loro terra per far posto al nuovo stato ebraico. Entrambe le affermazioni si rivelano dei miti che non reggono il confronto con i fatti storici.   <\/p>\n\n<p><em>Di Jan Kapusnak<\/em> <a href=\"#author\" title=\"Ulteriori informazioni su Sacha Wigdorovits\">i<\/a><\/p>\n\n<p>La sera del 29 novembre 1947, quando i risultati del voto dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla Risoluzione 181 arrivarono alle radio, gli ebrei della Terra d&#8217;Israele si riversarono nelle strade. Dopo secoli di preghiere, decenni di sforzi diplomatici, l&#8217;acquisizione di terre e la costruzione di istituzioni proprie, la visione di uno stato tutto loro era a portata di mano. La comunit\u00e0 internazionale aveva appena proposto di dividere il Mandato britannico della Palestina in due stati: &#8220;uno arabo e uno ebraico&#8221;.  <\/p>\n\n<p>Questo momento di euforia ha dato origine a un mito persistente: quello secondo cui le Nazioni Unite avrebbero consegnato agli ebrei uno stato su un piatto d&#8217;argento. Nell&#8217;odierna retorica antisionista, Israele appare come un avamposto coloniale occidentale, presumibilmente creato a New York da una &#8220;cospirazione ebraica&#8221; e giocando una &#8220;carta di piet\u00e0 per l&#8217;Olocausto&#8221; su un mondo in preda ai sensi di colpa &#8211; e gli stessi sionisti ingrati avrebbero impedito la nascita di uno stato arabo da allora. <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Solo apparentemente generoso<\/h2>\n\n<p>Ironia della sorte, questa narrazione riecheggia oggi nella commemorazione dell&#8217;ONU del 29 novembre, la &#8220;Giornata internazionale di solidariet\u00e0 con il popolo palestinese&#8221;: un rituale di discorsi solenni e tristi in cui si piange lo stato arabo &#8220;incompiuto&#8221;, spesso intervallati da riferimenti antisemiti e colpevolizzazioni unilaterali di Israele. In occasione di uno di questi eventi, Kofi Annan, allora Segretario Generale, si sedette sotto una mappa in cui Israele semplicemente non esisteva: l&#8217;intera area tra il fiume e il mare era etichettata come &#8220;Palestina&#8221; &#8211; la fantasia cartografica degli attivisti palestinesi di oggi e una scena che cattura perfettamente lo spirito di questa giornata di solidariet\u00e0. <\/p>\n\n<p>Queste narrazioni oscurano ci\u00f2 che la risoluzione diceva in realt\u00e0 &#8211; e chi ha fatto in modo che lo Stato arabo in questione non nascesse.<\/p>\n\n<p>L&#8217;Assemblea Generale non ha il potere di creare Stati. La Risoluzione 181 si limitava a raccomandare la spartizione del territorio del Mandato Britannico, la cui base era la Dichiarazione Balfour del 1917 &#8211; la promessa di sostenere &#8220;l&#8217;istituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico&#8221; e allo stesso tempo di garantire i diritti civili e religiosi delle comunit\u00e0 non ebraiche. <\/p>\n\n<p>Nel 1922, la Societ\u00e0 delle Nazioni, il predecessore dell&#8217;ONU, tradusse questa promessa in diritto internazionale, riconobbe il &#8220;legame storico del popolo ebraico con la Palestina&#8221; e incaric\u00f2 la Gran Bretagna di trasformare questa promessa in realt\u00e0 &#8211; di fatto l&#8217;inizio di un processo di decolonizzazione.<\/p>\n\n<p>Il mandato era stato concepito per durare fino al raggiungimento dei suoi obiettivi. Invece, la Gran Bretagna si ritir\u00f2 dai suoi obblighi passo dopo passo &#8211; in alcuni casi bloccando attivamente la creazione di uno Stato ebraico &#8211; e perse la volont\u00e0 di farli rispettare. Alla fine, Londra consegn\u00f2 l&#8217;irrisolta questione palestinese alle neonate Nazioni Unite.  <\/p>\n\n<p>La risoluzione assegn\u00f2 circa il 56% del territorio al proposto Stato ebraico e circa il 43% agli arabi. Sulla carta, la quota ebraica sembrava generosa; in realt\u00e0, gran parte di essa consisteva nell&#8217;arido deserto del Negev. <\/p>\n\n<p>Pochi mesi prima del voto, la Commissione Speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina (UNSCOP), composta da undici membri, si rec\u00f2 nel territorio del Mandato per raccogliere i fatti su cui si sarebbero basate le sue raccomandazioni. I confini proposti alla fine non erano il prodotto di un &#8220;arbitrio coloniale&#8221;, ma erano ragionevolmente basati su una realt\u00e0 demografica ed economica gi\u00e0 esistente. <\/p>\n\n<p>Nei decenni precedenti, i sionisti avevano creato istituzioni per la costruzione dello Stato, fondato citt\u00e0 e kibbutzim, costruito strade e porti. L&#8217;area degli insediamenti ebraici non \u00e8 cresciuta attraverso l&#8217;esproprio delle propriet\u00e0 arabe, ma grazie all&#8217;acquisizione di terreni e alla bonifica di aree che in precedenza erano paludi o terreni incolti. Campagne antimalariche scientificamente fondate trasformarono le paludi sulla costa, nella Valle di Jezreel e in alcune parti della Galilea in terreni agricoli e di insediamento: una calamita non solo per gli ebrei ma anche per gli immigrati arabi. L&#8217;UNSCOP un\u00ec queste zone contigue in un&#8217;unit\u00e0 territoriale che divenne la base dello Stato ebraico.   <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Risoluzione come compromesso<\/h2>\n\n<p>I leader arabi boicottarono l&#8217;UNSCOP, sostenendo che i suoi membri si erano gi\u00e0 impegnati prima del loro arrivo. L&#8217;accusa era infondata. Il delegato olandese Nicolas Blom &#8211; la cui posizione filo-araba era stata plasmata dal dominio olandese nell&#8217;Indonesia musulmana &#8211; si oppose alla partizione quasi fino alla fine, cambiando idea solo dopo aver viaggiato nel paese e aver visto che la comunit\u00e0 sionista era moderna, ben organizzata e chiaramente in grado di sostenere uno stato.  <\/p>\n\n<p>Il diplomatico iraniano Nasrollah Entezam, che si dichiarava anche antisionista, ha lasciato un kibbutz nel Negev con queste parole: &#8220;Che asini sono gli arabi! La terra \u00e8 cos\u00ec bella e potete svilupparla. Se la dessi agli ebrei, la trasformerebbero in Europa&#8221;. Il suo commento senza mezzi termini fece capire quanto la mappa del 1947 seguisse il lavoro investito in quel luogo.<\/p>\n\n<p>L&#8217;ONU era in grado di disegnare una mappa, ma non poteva far rispettare la spartizione; ci\u00f2 dipendeva dagli attori sul campo. Dopo dolorosi dibattiti interni, la leadership sionista accett\u00f2 la risoluzione come un compromesso: Gerusalemme sarebbe stata sottoposta a un regime internazionale, molte aree storiche della Giudea e della Samaria sarebbero state assegnate allo Stato arabo &#8211; eppure questo rimaneva l&#8217;unico modo per riconoscere la sovranit\u00e0. Dopo il voto, David Ben-Gurion, il fondatore dello stato e il suo primo primo ministro, parl\u00f2 del &#8220;pi\u00f9 grande successo del popolo ebraico nella sua lunga storia da quando \u00e8 diventato una nazione&#8221;.  <\/p>\n\n<p>I leader arabi, invece, rifiutarono completamente il piano. Il Comitato Supremo Arabo in Palestina rifiut\u00f2 qualsiasi accordo che riconoscesse uno Stato ebraico &#8211; per quanto piccolo &#8211; e annunci\u00f2 che avrebbe impedito l&#8217;attuazione della risoluzione &#8220;con ogni mezzo necessario&#8221;. Si trattava di uno schema familiare: avevano gi\u00e0 respinto piani di spartizione precedenti, come il Piano Peel del 1937, e anche le offerte successive sarebbero state respinte. Per loro il problema non risiedeva nei confini, ma nella semplice esistenza di uno Stato ebraico. Abdel Rahman Azzam, Segretario Generale della Lega Araba, avvert\u00ec che la sua creazione avrebbe significato &#8220;una guerra di annientamento e un enorme massacro di cui si parler\u00e0 come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate&#8221;.    <\/p>\n\n<p>Gli eventi sul campo confermarono immediatamente queste minacce. Il giorno dopo, il 30 novembre 1947, dei terroristi arabi attaccarono due autobus ebraici nei pressi di Kfar Sirkin e uccisero sette passeggeri. Il paese fu sommerso da brutali combattimenti tra lo Yishuv ebraico e le milizie arabe, mentre le truppe britanniche, gi\u00e0 in ritirata, intervennero a malapena.  <\/p>\n\n<p>Le valutazioni di Washington all&#8217;epoca erano tutt&#8217;altro che ottimistiche. Un rapporto della CIA intitolato &#8220;The Consequences of the Partition of Palestine&#8221; (Le conseguenze della spartizione della Palestina), datato 28 novembre 1947 &#8211; un giorno prima del voto &#8211; prevedeva un conflitto armato e avvertiva che in una prolungata guerra di logoramento &#8220;gli ebrei non sarebbero stati in grado di resistere per pi\u00f9 di due anni&#8221; a meno che non avessero ricevuto un massiccio sostegno esterno. C&#8217;erano seri dubbi sul fatto che uno Stato ebraico potesse resistere a un attacco arabo coordinato.  <\/p>\n\n<p>Pochi mesi dopo, questo scenario fu messo alla prova. Il 14 maggio 1948, con la fine del Mandato britannico, Ben-Gurion proclam\u00f2 lo Stato di Israele. Nel giro di poche ore arrivarono gli eserciti di Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq. Una guerra civile era diventata una guerra regionale.   <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Rapina senza strategia<\/h2>\n\n<p>Il nuovo Stato combatt\u00e9 in condizioni estremamente difficili. Sebbene l&#8217;embargo sulle armi delle Nazioni Unite si applicasse a tutta la regione, in pratica colp\u00ec gli ebrei pi\u00f9 duramente degli Stati arabi, molti dei quali disponevano gi\u00e0 di eserciti regolari addestrati dagli inglesi, con strutture di comando organizzate e arsenali ben forniti. La guerra fu una serie di disperate battaglie difensive. Non c&#8217;era nulla di &#8220;argenteo&#8221; nella situazione militare degli ebrei.   <\/p>\n\n<p>Eppure questo vantaggio materiale non port\u00f2 alla vittoria araba perch\u00e9 gli attaccanti non avevano una strategia politico-militare coerente. Gli eserciti arabi non formavano una forza unificata, ma una coalizione di reggimenti con obiettivi, rivalit\u00e0 e linee rosse in competizione tra loro: La Legione Araba di Giordania, la formazione pi\u00f9 professionale, combatteva secondo le proprie priorit\u00e0; l&#8217;Egitto conduceva la propria campagna nel sud cercando di impedire i guadagni giordani; Siria e Iraq operavano su altri fronti con un coordinamento limitato. Alcuni temevano addirittura un nuovo stato arabo come futuro rivale.  <\/p>\n\n<p>Per molti, la guerra non era motivata tanto dalla creazione di uno stato palestinese quanto dalle ambizioni territoriali, e semplicemente dall&#8217;obiettivo di impedire qualsiasi sovranit\u00e0 ebraica. Israele, invece, ha combattuto per linee interne con un unico obiettivo prioritario: la sopravvivenza. <\/p>\n\n<p>Se le Nazioni Unite non hanno &#8220;regalato&#8221; agli ebrei uno Stato, la Cecoslovacchia potrebbe averli aiutati a mantenerlo. In una catena segreta di forniture chiamata in codice &#8220;Operazione Balak&#8221;, Praga sfrutt\u00f2 la sua industria degli armamenti e la simpatia per il sionismo che esisteva gi\u00e0 prima della Seconda Guerra Mondiale per fornire armi e &#8211; cosa fondamentale &#8211; aerei da combattimento Avia S-199, convertiti in Messerschmitt, a un Israele assediato. <\/p>\n\n<p>Dietro questi accordi c&#8217;era un&#8217;intensa attivit\u00e0 diplomatica sionista: gli emissari dell&#8217;Haganah viaggiavano per le capitali europee e presentavano il loro caso. Una figura chiave fu il ministro degli Esteri cecoslovacco Jan Masaryk &#8211; figlio del fondatore dello Stato, amico di lunga data della fondazione di uno Stato ebraico e lui stesso votante &#8220;s\u00ec&#8221; a favore della Risoluzione 181 &#8211; che aiut\u00f2 persino l&#8217;inviato dell&#8217;Haganah Ehud Avriel a ottenere documenti di copertura etiopici in modo che le armi sembrassero ufficialmente destinate ad Addis Abeba. <\/p>\n\n<p>La Cecoslovacchia addestr\u00f2 anche piloti israeliani, tra cui un giovane Ezer Weizman, che in seguito divenne capo dell&#8217;aeronautica e presidente. Quella che nacque come un&#8217;iniziativa di Praga non avvenne nel vuoto: dopo il rovesciamento comunista del febbraio 1948, la Cecoslovacchia si trovava saldamente nella sfera d&#8217;influenza sovietica ed esportazioni di questa portata erano possibili solo con l&#8217;approvazione di Mosca. Stalin vide un&#8217;opportunit\u00e0 per indebolire la Gran Bretagna in Medio Oriente, sperava che un Israele guidato dai sionisti laburisti tendesse verso il campo socialista, ma allo stesso tempo temeva di offendere apertamente gli Stati arabi.  <\/p>\n\n<p>Per un breve momento, il futuro di Israele \u00e8 dipeso da alcuni aerei di seconda mano e dal coraggio di un piccolo stato di ignorare le restrizioni internazionali.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quartiere ebraico distrutto<\/h2>\n\n<p>L&#8217;esito della guerra del 1948\/49 riflette le priorit\u00e0 di entrambe le parti. Da parte israeliana, le priorit\u00e0 erano chiare: la sopravvivenza. Israele usc\u00ec dalla guerra con circa un terzo di territorio in pi\u00f9 rispetto a quello originariamente assegnato dalle Nazioni Unite &#8211; al costo di circa 6.000 morti, circa l&#8217;1% di una popolazione di appena 600.000 persone, molte delle quali erano appena fuggite dai campi di sterminio nazisti, e molti altri feriti.  <\/p>\n\n<p>Allo stesso tempo, la Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme, compresi il Muro del Pianto e il Monte del Tempio, cadde nelle mani della Legione Araba Giordana, il quartiere ebraico fu distrutto e la maggior parte del territorio destinato a uno stato arabo and\u00f2 alla Giordania in Cisgiordania e all&#8217;Egitto nella Striscia di Gaza. L&#8217;eliminazione di uno stato ebraico, e non la creazione di uno stato arabo, corrispondeva agli interessi dei regimi vicini &#8211; un fatto che non viene quasi mai menzionato durante le cerimonie del 29 novembre delle Nazioni Unite. Al contrario, spesso si ha l&#8217;impressione che Israele debba scusarsi per aver accettato la spartizione e aver osato lottare per la propria esistenza.  <\/p>\n\n<p>Nella certezza di una rapida vittoria, molti leader e media arabi avevano invitato la popolazione civile araba locale a fuggire durante la guerra, con la promessa di un rapido ritorno dopo la sconfitta di Israele. Anni dopo, Khaled al-Azm, primo ministro della Siria nel 1948, scrisse nelle sue memorie: &#8220;Noi&#8230; li abbiamo incoraggiati a partire . . . Abbiamo gettato nella rovina oltre un milione di rifugiati arabi esortandoli e pregandoli di lasciare il loro paese&#8221;. <\/p>\n\n<p>Questo non spiega l&#8217;intera storia dei rifugiati &#8211; ci furono anche brutalit\u00e0, espulsioni e caos &#8211; ma mostra come l&#8217;arroganza araba trasform\u00f2 una &#8220;fuga tattica&#8221; in un disastro a lungo termine per il proprio popolo. In seguito, questo evento \u00e8 stato mitizzato con il nome di Nakba (catastrofe) in uno sforzo propagandistico per equipararlo alla narrazione dell&#8217;Olocausto e creare cos\u00ec un&#8217;identit\u00e0 palestinese. <\/p>\n\n<p>Ma la storia \u00e8 incompleta senza un altro fatto, spesso trascurato: nel 1948, una consistente popolazione araba rimase all&#8217;interno dei confini di Israele e divenne cittadina israeliana &#8211; circa un quinto della popolazione iniziale &#8211; e ancora oggi costituisce il nucleo della minoranza araba. La Dichiarazione di Indipendenza di Israele, adottata nel bel mezzo della guerra, invitava gli abitanti arabi a &#8220;preservare la pace&#8221; e prometteva &#8220;piena e uguale cittadinanza&#8221;. <\/p>\n\n<p>Nonostante gli attriti e le lamentele successive, i cittadini arabi votano, formano partiti, siedono nella Knesset, studiano nelle universit\u00e0 israeliane e utilizzano lo stesso sistema sanitario pubblico, con libert\u00e0 politiche di gran lunga superiori e un tenore di vita pi\u00f9 alto rispetto a gran parte della regione. Questa realt\u00e0 mina la famosa affermazione che Israele sia stato concepito dai sionisti suprematisti come un progetto etnicamente o religiosamente &#8220;puro&#8221;. <\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">&#8220;\u00c8 stato un nostro errore&#8221;<\/h2>\n\n<p>Nel 2011, il presidente dell&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese, Mahmoud Abbas, ha quasi miracolosamente descritto il rifiuto arabo del piano di spartizione del 1947 come un errore storico: &#8220;\u00c8 stato un nostro errore. \u00c8 stato un errore arabo nel suo complesso&#8221;, ha dichiarato, ammettendo cos\u00ec che gli arabi avevano perso l&#8217;opportunit\u00e0 di diventare uno stato accanto a Israele. Eppure, ancora oggi, l&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese &#8211; per non parlare di Hamas &#8211; si rifiuta di riconoscere Israele come lo Stato ebraico previsto dalla Risoluzione 181. <\/p>\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 ancora pi\u00f9 rivelatore \u00e8 che la creazione di uno stato palestinese \u00e8 spesso pensata in termini di esclusione: come uno stato in cui gli ebrei non sarebbero autorizzati a vivere &#8211; o almeno non come cittadini con pari diritti. Qui si nasconde un&#8217;evidente asimmetria che la comunit\u00e0 internazionale troppo spesso trascura: Israele viene ripetutamente condannato anche se ha integrato un&#8217;ampia minoranza araba come cittadini, mentre un futuro stato palestinese viene spesso dato per scontato come una comunit\u00e0 &#8220;senza ebrei&#8221; &#8211; e questo presupposto viene raramente esaminato con la stessa urgenza morale. <\/p>\n\n<p>Quindi, cosa hanno dato effettivamente le Nazioni Unite agli ebrei il 29 novembre 1947? Non hanno dato loro n\u00e9 confini sicuri n\u00e9 sicurezza; entrambi sono stati ottenuti in una guerra in cui gli ebrei erano gi\u00e0 sotto attacco la mattina dopo il voto. Non hanno dato loro la vittoria; questa \u00e8 stata pagata &#8211; come ha previsto il poeta Natan Alterman &#8211; con le vite di giovani uomini e donne, il vero &#8220;piatto d&#8217;argento&#8221;.  <\/p>\n\n<p>La Risoluzione 181 offr\u00ec qualcosa di pi\u00f9 modesto ma decisivo: la legittimazione internazionale di uno Stato ebraico nella Terra d&#8217;Israele. Ha portato il termine &#8220;Stato ebraico&#8221; nel linguaggio delle Nazioni Unite e ha dato riconoscimento legale e diplomatico a una rivendicazione che gli ebrei avevano fatto per generazioni. Per un breve momento storico, il vocabolario delle Nazioni Unite coincise con il semplice significato del sionismo: l&#8217;autodeterminazione ebraica, il desiderio organizzato e infine realizzato di un popolo segnato dall&#8217;antisemitismo e da ricorrenti pogrom di avere un proprio stato.  <\/p>\n\n<p>Tutto il resto \u00e8 stato fatto da persone, non dalle Nazioni Unite: leader sionisti che hanno lavorato per anni in tutto il mondo organizzando la difesa; sopravvissuti all&#8217;Olocausto che hanno preso le armi poche settimane dopo aver lasciato un campo sfollati; donne che hanno contrabbandato armi; giovani in uniformi improvvisate che hanno sorvegliato kibbutzim remoti.<\/p>\n\n<p>Il mito secondo cui gli ebrei avrebbero ricevuto Israele su un piatto d&#8217;argento non solo falsifica la storia, ma insulta anche coloro che quel piatto d&#8217;argento lo hanno effettivamente ricevuto. Lo Stato ebraico non esiste perch\u00e9 \u00e8 stato concesso agli ebrei come favore, ma perch\u00e9 il suo popolo ha pagato il prezzo per trasformare una risoluzione sulla carta in un paese vivo, rendendo il sionismo probabilmente il movimento di decolonizzazione di maggior successo della storia moderna. <\/p>\n\n<p id=\"author\"><em>Jan Kapusnak \u00e8 un analista politico e autore e vive a Tel Aviv. Questo articolo \u00e8 apparso per la prima volta sulla Neue Z\u00fcrcher Zeitung <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israele \u00e8 stato un regalo dell&#8217;ONU o il risultato di una lotta esistenziale?<br \/>\nQuesto articolo separa i miti dai fatti storici e mostra il vero significato della Risoluzione 181 e il prezzo pagato dallo Stato ebraico per la sua fondazione.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":7013,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_hide_socialbar":"","footnotes":""},"categories":[806],"tags":[647,1691,664],"class_list":["post-6997","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie","tag-israele","tag-olocausto","tag-onu-it"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6997"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6997\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7109,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6997\/revisions\/7109"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7013"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fokusisrael.ch\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}